{"id":33,"date":"2014-07-29T21:02:10","date_gmt":"2014-07-29T19:02:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/?p=33"},"modified":"2016-08-11T18:28:00","modified_gmt":"2016-08-11T16:28:00","slug":"i-musulmani-di-lussemburgo-parlano-italiano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/i-musulmani-di-lussemburgo-parlano-italiano\/","title":{"rendered":"I musulmani di Lussemburgo parlano italiano"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una comunit\u00e0 che conta 12.000 persone di tantissime nazionalit\u00e0 diverse. Una religione che \u00e8 la seconda per importanza nel Granducato. Focus sui musulmani di Lussemburgo, molti dei quali parlano italiano.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/muslim.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-60 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/muslim-150x150.jpg\" alt=\"muslim\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>Arrivati negli Anni \u201870 in seguito agli accordi commerciali che il governo lussemburghese fece con la Yugoslavia di Tito (Bosnia-Herzegovina, Serbia-Montenegro, Croazia, Macedonia, Montenegro, Kosovo) per coprire il bisogno di manodopera del mercato locale \u2013 come spiega bene Lucie Waltzer, nella sua tesi di dottorato sulla similitudine e le differenze identitarie dei cittadini della ex Yugoslavia, pubblicata nel 2012 \u2013 in seguito alla guerra dei Balcani una nuova ondata raggiunse il Granducato. I cittadini in fuga dai Balcani, portatori di diverse religioni (cattolici, ortodossi, islamici) hanno contribuito a rendere il paesaggio religioso lussemburghese (dominato dai cattolici) estremamente pluralista ed oggi stesso costituiscono il 5\u00b0 gruppo di stranieri dopo i Portoghesi, i Francesi, gli Italiani e i Belgi (Thill-Ditsch, 2010).<\/p>\n<p>Tutto il Paese conta nove tra moschee e centri culturali ma i musulmani aspettano di firmare la convenzione con lo Stato da circa 10 anni. Nonostante, infatti, i rappresentanti della comunit\u00e0 prendano parte al <i>Te Deum<\/i> del 23 giugno (la tradizionale celebrazione religiosa in occasione della festa nazionale, <i>ndr<\/i>) ne il vecchio governo di Junker, ne il nuovo governo di Bettel hanno firmato la convenzione con i musulmani e l\u2019argomento ha superato il campo prettamente politico ed \u00e8 entrato nel dibattito pubblico da quando il CET, <i>Centre pour l\u2019Egalit\u00e8 de Traitement<\/i> ne ha raccomandato al Governo il riconoscimento, allo stesso modo in cui gli altri culti sono stati convenzionati in questi anni.<\/p>\n<p><strong>Claudio Cori,<\/strong> italiano e musulmano convertito, presidente del <i>Centre culturel islamique<\/i> di Mamer ci spiega\u00a0: \u00ab<em>Dopo aver eletto 12 membri della Shoura che a loro volta hanno eletto il Presidente, che \u00e8 l\u2019interlocutore principale rispetto al Governo, nessuno ci ha chiamato per firmare nessuna convenzione. Dunque, tra lo Stato lussemburghese e i musulmani non c\u2019\u00e8 nessuna convenzione e questo ci discrimina rispetto agli altri culti esistenti<\/em> (cattolici, ebrei, protestanti, ortodossi e anglicani, <i>ndr<\/i>)\u00bb. In particolare Cori, punta l\u2019attenzione sulla mancanza di cimiteri per i musulmani che, secondo il Corano, devono essere perpendicolari alla Mecca\u00a0: \u00ab\u00a0<em>Solo nei cimiteri di Merl nella capitale e quelli di Rood\/Syre ed Esch\/Alzette c\u2019\u00e8 uno spazio destinato alla sepoltura dei musulmani secondo i riti dell\u2019Islam. Ma non basta. Molti dei nostri morti vengono riportati nei propri Paesi d\u2019origine<\/em>\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p>Claudio fa parte di un gruppo di persone di varia nazionalit\u00e0: pachistani, italiani, lussemburghesi, portoghesi, turchi convertitisi all\u2019islam, di cui non si pu\u00f2fare una stima numerica reale ma solo percepita. La sua famiglia proveniente dal Veneto e dall\u2019Abruzzo, si trasfer\u00ec in Lussemburgo per lavoro e Claudio ha vissuto, come molti figli di emigrati, tra due culture e pi\u00f9 di due lingue. \u00ab\u00a0<em>Ho studiato al liceo classico e poi mi sono laureato a Strasburgo nella filiera ambientale<\/em> \u2013 racconta \u2013 <em>poi ho seguito un master a Nancy e ora lavoro nell sviluppo sostenibile. Da ragazzini studiavamo tanto perch\u00e8 volevamo mostrare ai nostri compagni lussemburghesi che eravamo volenterosi. Vengo da una famiglia cattolica praticante e proprio all\u2019Universit\u00e0 ho avuto i primi contatti con i musulmani che erano miei colleghi di studio. La fortuna che ho avuto<\/em> \u2013 ricorda Cori \u2013 <em>\u00e8 stata di aver incontrato persone che avevano capito il messaggio coranico e lo avevano interpretato\u00a0 in maniera intelligente, dando a me la giusta curiosit\u00e0 per approfondire la religione, attraverso una ricerca intellettuale che mi accompagna tutto\u2019oggi\u00a0<\/em>\u00bb. Una conversione avvenuta senza nessun tipo di pressione o manipolazione, ma che \u00e8 stato un naturale percorso introspettivo e intellettuale. \u00ab<em>Le differenze tra le religioni sono poche e c\u2019\u00e8 tanto in comune da condividere<\/em> \u2013 conclude il presidente \u2013 <em>bisogna lavorare sul comune, sui valori della tolleranza, della pace, della fraternit\u00e0 e del rispetto che sono alla base dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Piero F. Yassin<\/strong> ha alle spalle una storia come quella di molti italiani figli di emigranti. Mamma abruzzese e pap\u00e0 marchigiano, Piero frequenta le scuole nel Granducato e fa dello sport e della musica le sue passioni. Si costruisce una famiglia, lavora e segue la crescita dei figli. Nel 2011, dopo il divorzio, conosce un\u2019altra donna e se ne innamora.\u00a0 Lei \u00e8 musulmana ed \u00e8 la prima volta che Piero si confronta con un\u2019altra religione. \u00ab<em>Avevo l\u2019impressione di vivere in un mondo di cristiani materialisti senza religione<\/em> \u2013 dice Piero raccontando la sua conversione \u2013 <em>e mi sentivo in un momento di cambiamento. La lettura dei precetti del Corano mi ha fatto ritrovare la pace e l\u2019ottimismo. Non faccio nessuno sforzo ad aderire ai precetti e ho trovato nelle preghiere le risposte a tutte le domande che mi ponevo. Non l\u2019ho fatto per lei, per la donna che \u00e8 diventata mia moglie. Ho aperto gli occhi e ho accolto l\u2019amore per Allah come una crescita personale<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019italiano \u00e8 parlato anche da alcune donne della comunit\u00e0 musulmana di Lussemburgo come Hassiba, la moglie di Clori, che anima il gruppo di donne musulmane e che mi spiega l\u2019importanza della conoscenza reciproca. \u00ab<em>Ultimamente<\/em> \u2013 mi racconta durante il <i>Porte ouverte<\/i> alla moschea di Bonnevoie (lo scorso 20 giugno, <i>ndr<\/i>) \u2013 <em>molte scuole statali ci chiamano per fare degli incontri con gli alunni. Sono momenti di grande impatto per gli scolari che possono chiarire ogni dubbio nei confronti della nostra religione, senza imbarazzo. Anche per noi \u00e8 importante spiegare e raccontare come viviamo l\u2019Islam in Lussemburgo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>In moschea incontriamo anche <strong>Celina e Salah O.,<\/strong> lei polacca lui marocchino, dopo 10 anni vissuti in Italia, a Verona, \u00a0nel 2010 hanno deciso di trasferirsi nel Granducato\u00a0: \u00ab<em>Avevamo messo le nostre radici in Italia<\/em> \u2013 racconta lei laureata in arte e pedagogia \u2013 <em>per una serie di ragioni abbiamo preferito emigrare e abbiamo ricominciato in Lussemburgo, dove avevamo un\u2019amica che venivamo a trovare d\u2019estate. Quando mi sono convertita<\/em> \u2013 dice ancora Celina \u2013 \u00a0<em>ho conosciuto una religione che non era orribile come diceva la gente\u00a0: la ricerca \u00e8 stata personale e ho avuto libert\u00e0 di scelta. Mi ha spinto la curiosit\u00e0 attraverso la quale si deve cercare la verit\u00e0. Ma non \u00e8 solo dalla religione che si capisce il nostro ruolo in questa vita<\/em> \u00bb.<\/p>\n<p>Tra i musulmani arrivati negli ultimi anni direttamente dall\u2019Italia c\u2019\u00e8 pure <strong>Adil E.<\/strong> che dopo aver lavorato per tanti anni come fornaio in una ditta di Mantova racconta\u00a0: \u00ab<em>Prima di mettere piede nel Granducato sono stato a Bruxelles dove sono rimasto colpito dalla mia comunit\u00e0 d\u2019origine. Ho visto quello che non avevo mai visto fino ad allora: persone della mia stessa origine che facevano i poliziotti, gli autisti di tram, bus, treni, gli impiegati al comune\u2026\u2026.Per vedere le stesse cose in Italia forse dovranno passare forse ancora 50 anni. All\u2019inzio sono venuto da solo, per poter procedere con la documentazione. Sono arrivato nell\u2019ottobre del 2009 e dopo 3 mesi ho trovato un lavoro a tempo determinato per 2 anni.\u00a0 La mia famiglia mi ha raggiunto nel gennaio 2010, poi ho cambiato ancora lavoro ed infine, dopo aver imparato il lussemburghese, sono diventato autista di bus di linea. Il mio percorso d\u2019integrazione \u00e8 stato facile perche sono una persona molto socievole. Ho 3 figli che si trovano bene qui e una brava moglie che si occupa di loro e di me tutto il tempo. Se non ci fosse lei sarei perduto<\/em>\u00a0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Maria Maryam P.,<\/strong> \u00e8 italiana d\u2019origine lucana. Si \u00e8 convertita all\u2019Islam a met\u00e0 degli Anni \u201980 in seguito al matrimonio con un tunisino. Finito il matrimonio non \u00e8 finita la sua conversione<em>.<\/em> \u00ab\u00a0I<em>n casa eravamo cattolici ma io non ero praticante. La conversione\u00a0 \u00e8 stata per me una continua ricerca per saperne di pi\u00f9.\u00a0La mia famiglia<\/em> \u00a0\u2013\u00a0 ricorda \u2013 <em>non ha opposto resistenza ma \u00e8 rimasta scontenta del velo<\/em>\u00a0\u00bb. Maryam spiega che la legge di Allah indica alla donna di coprirsi i capelli, perch\u00e8 la sua bellezza deve essere mostrata solo al marito, ai fratelli o ai figli. \u00ab<em>Non ci si mostra per pudore<\/em>\u00bb dice ancora \u00ab<em>\u00a0e il velo \u00e8 una decisione che le donne prendono per se stesse, per non attirare l\u2019attenzione<\/em>\u00bb. Il velo \u00e8, per la donna musulmana, \u00e8\u00a0il simbolo pubblico della professione della religione ma anche un modo per proteggere il proprio onore. Quello integrale \u00e8 stato recentemente vietato dal governo lussemburghese nelle scuole pubbliche perch\u00e8 non permette di identificare la persona che lo porta. Maryam ricorda che esso attirava gli sguardi della gente anche su di lei e che all\u2019inizio, soprattutto sul luogo di lavoro, ebbe qualche difficolt\u00e0 ad indossarlo. Ma lei tenne duro. \u00ab<em>Non ho dato occasione a nessuno di criticarmi, mi sono concquistata la fiducia dei datori di lavoro e dei miei colleghi piano piano. Oggi ho la possibilit\u00e0 di fare le 5 preghiere giornaliere anche sul luogo di lavoro\u00a0<\/em>\u00bb. Maryam \u00e8 una donna indipendente ed emancipata\u00a0: ha cresciuto due figlii da sola, ha una casa, ha un lavoro. Non frequenta molto la moschea ma segue i precetti e legge e studia il Corano. E\u2019 un punto di riferimento per molte donne ed \u00e8 l\u2019esempio della donna musulmana, italiana, espatriata\u00a0 del 21\u00b0 secolo. Al di l\u00e0 degli stereotipi che spesso i media ci impongono o dell\u2019immagine negativa dei musulmani che ci creiamo nelle nostre teste, oggi possiamo capire un po\u2019 di pi\u00f9 di questa religione anche parlandone e confrontandosi in italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paola Cairo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una comunit\u00e0 che conta 12.000 persone di tantissime nazionalit\u00e0 diverse. Una religione che \u00e8 la seconda per importanza nel Granducato. Focus sui musulmani di Lussemburgo, molti dei quali parlano italiano. 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