{"id":137,"date":"2015-07-23T15:40:08","date_gmt":"2015-07-23T13:40:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/?p=137"},"modified":"2016-08-11T18:28:00","modified_gmt":"2016-08-11T16:28:00","slug":"donne-resistenza-70","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/donne-resistenza-70\/","title":{"rendered":"Donne e Resistenza: 70 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Quest\u2019anno i festeggiamenti per il <strong>25 aprile<\/strong> assumono un significato pi\u00f9 profondo: sono passati <strong>70 anni dal 1945<\/strong>, anno della <strong>Liberazione dell\u2019Italia dal nazifascismo<\/strong>. Un anniversario importante, un motivo in pi\u00f9 per non dimenticare e tener viva la memoria del coraggio delle donne che hanno combattuto, al pari degli uomini, per gli ideali della<strong> libert\u00e0<\/strong> e della <strong>democrazia<\/strong> del nostro Paese.<\/p>\n<p>La Resistenza delle donne non \u00e8 stata uguale a quella degli uomini e, per molto tempo \u00e8 rimasta avvolta nel silenzio. Le foto delle partigiane col fucile alle spalle oggi sembrano scontate, ma per anni non hanno neppure circolato. Solo negli Anni \u201870 la storiografia ha cominciato ad occuparsi di questo aspetto particolare della nostra storia e sono stati pubblicati libri di testimonianze e saggi per mano di storiche e politiche, come per es.: La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi, di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, Laterza, 1976 e Compagne di Bianca Guidetti Serra, Einaudi, 1978. E anche Breve storia del movimento femminile in Italia di Camilla Ravera, Editori Riuniti, 1978 tutti libri che hanno aperto la strada alla riconoscimento della presenza femminile nella narrazione pubblica della Resistenza.\u00a0 \u00a0Finalmente, oggi, si pu\u00f2 parlare liberamente del ruolo assunto dalle donne italiane in una delle pagine di Storia italiana tra le meno conosciute e pi\u00f9 controverse.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Le donne, spesso giovanissime, \u00a0diventano parte attiva della lotta partigiana: come gli uomini esse sono parimenti utili, parimenti coraggiose e parimenti uccise e torturate dai nemici.\u00a0 Sono staffette, trasportano documenti e a volte armi, nascondono i partigiani, mantengono i collegamenti con i gruppi antifascisti sparsi tra citt\u00e0 e campagne, trasportano e distribuiscono la stampa clandestina, suscitano proteste e manifestazioni, sono gappiste (ovvero appartenenti ai Gruppi d\u2019azione patriottica) e partecipano a numerose azioni militari.<\/strong> Danno aiuto alla lotta in mille modi. L\u20198 settembre 1943, dopo l\u2019annuncio dell\u2019armistizio, le donne prestano soccorso spontaneamente ai prigionieri e ai militari allo sbando. Varcano frontiere, vengono arrestate, torturate e condannate al confino. Altre uccise senza processo. Secondo i dati ufficiali dell\u2019epoca le donne partigiane sono state 35mila e le stime successive parlano di almeno 2 milioni coinvolte nella Resistenza.<\/p>\n<p>A Milano, nel 1943, nascono<strong> Gruppi della Difesa della donna<\/strong> (GDD) con lo scopo di mobilitare le donne di tutti i ceti sociali e attivarsi per soccorrere i partigiani, sostenerli, procurando viveri, cibo e coperture contro il nemico tedesco. Questi gruppi avevano un vero programma di diritti e di emancipazione. Le donne, nel contesto della guerra, definiscono una politica nuova e al femminile.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Unione donne Italiane<\/strong> (UDI) anche se si costituisce a Napoli nel 1945,\u00a0 fin dal 1944 riunisce gruppi femminili e donne antifasciste d&#8217;ogni provenienza con lo scopo di mobilitare le masse femminili contro l&#8217;occupazione e, dopo la Liberazione, diventa il centro organizzato di un grande movimento femminile che getta le basi dell\u2019avanguardia femminista degli anni seguenti. <strong>Dopo la fine della Guerra, infatti, con il diritto di voto, le donne italiane scelgono le proprie rappresentanti politiche e diventano le Madri della repubblica.\u00a0 Rivendicano basilari diritti sociali e civili: alla eguale retribuzione, ai contratti di lavoro regolari, all\u2019assistenza, ad occupare posti di responsabilit\u00e0, all\u2019accesso alle professioni.<\/strong><\/p>\n<p>Consapevoli di voler realizzare aspirazioni e obiettivi per cui lottano, risolute nell\u2019appropriarsi del ruolo di innovatrici e ricostruttrici cooperano alla formazione di una nuova societ\u00e0 nazionale nell\u2019Italia della ricostruzione. Non basta ricordare il valore e il coraggio di alcune di loro, i nomi noti e meno noti, che hanno contribuito fortemente alla Liberazione dell\u2019Italia e alla formazione del suo assetto politico. Bisogna anche \u00a0ricordarne il valore etico dell\u2019esperienza di ognuna.<\/p>\n<p><strong>Nilde Iotti<\/strong><\/p>\n<p>Nata nel 1920 da una modesta famiglia antifascista di Reggio Emilia, partecipa fin da giovanissima alla guerra di Liberazione. Come molte donne della sua generazione la Iotti fece della Resistenza il suo apprendistato politico. Eletta consigliera comunale, e poi deputata, entra a far parte dell\u2019Assemblea costituente a solo 26 anni, divenendo cos\u00ec una madre della Patria. All\u2019interno della Costituente ebbe il ruolo di relatrice su temi della famiglia, temi che le restarono cari per tutta la sua carriera politica. E\u2019 stata la Prima presidente donna della Camera nel 1979.<\/p>\n<p><strong>Tina Anselmi<\/strong><\/p>\n<p>Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927, dove tuttora vive. La sua notoriet\u00e0 non deriva soltanto dal suo contributo personale alla Resistenza, quanto all\u2019attivit\u00e0 politica da lei svolta nel dopoguerra. Da \u201cstaffetta\u201d della brigata Cesare Battisti ha il compito di portare messaggi, materiale, avvisare se c&#8217;erano tedeschi in zona. Nel 1944 si iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito. Deputato per sei legislature, \u00e8 stata la prima donna a essere Ministro del Lavoro nel 1976. Si deve a lei la Legge sulle Pari opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Marisa Ombra<\/strong><\/p>\n<p>Di famiglia operaia antifascista, diventa staffetta nelle Brigate\u00a0 partigiane garibaldine e partecipa alla costruzione\u00a0 dei Gruppi di Difesa della donna.\u00a0 Dopo la Liberazione, sceglie di dedicare la sua vita alle lotte per l\u2019emancipazione e la liberazione della donna, operando in particolare nell\u2019Udi (di cui \u00e8 vice-presidente nazionale), presiedendo la Cooperativa Libera Stampa editrice della pubblicazione \u201cNoi donne\u201d. Nel 2009 pubblica il testo autobiografico \u201cLa bella politica\u201d e nel 2011 \u201cLibere sempre\u201d. E\u2019 stata insignita \u00a0del titolo Grande\u00a0 Ufficiale della Repubblica.<\/p>\n<p><strong>Lidia Menapace<\/strong><\/p>\n<p>Nata a Novara nel 1924 \u00e8 stata staffetta partigiana, senatrice della repubblica, pacifista e femminista militante. membro del Comitato nazionale dell\u2019Anpi (associazione nazionale partigiani \u00e8 tra i fondatori de il Manifesto e del settimanale Avvenimenti. Storico punto di riferimento delle battaglie femministe, ha pubblicato recentemente il libro<em>Io partigiana. La mia Resistenza (<\/em>Manni, 2014).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Box: La <strong>Resistenza italiana<\/strong> ha cambiato profondamente il nostro Paese, influenzandone sia gli equilibri sociali che politici. Ma di Resistenza si parla ancora oggi troppo poco. E\u2019 una delle pagine storiograficamente pi\u00f9 controverse e meno approfondite, ma di certo una delle pi\u00f9 sanguinose dell\u2019Italia. La storia fa iniziare la Resistenza l\u20198 settembre del 1943, quando si annuncia la firma dell\u2019Armistizio con gli alleati da parte del Generale Badoglio.<\/p>\n<p>Box 2: per riascoltare la puntata di VoicesbyPassaParola dedicata alle donne della Resistenza, con l\u2019intervista a Lidia Menapace, cliccate <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.passaparola.info\/2015\/05\/04\/a-voices-le-donne-della-resistenza-con-lintervista-a-lidia-menapace\/\" target=\"_blank\">qui<\/a><\/strong><\/span>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paola Cairo e\u00a0Amelia Conte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno i festeggiamenti per il 25 aprile assumono un significato pi\u00f9 profondo: sono passati 70 anni dal 1945, anno della Liberazione dell\u2019Italia dal nazifascismo. 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