{"id":134,"date":"2015-06-25T17:41:43","date_gmt":"2015-06-25T15:41:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/?p=134"},"modified":"2016-08-17T15:44:38","modified_gmt":"2016-08-17T13:44:38","slug":"referendum-7-giugno-riflessione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.paolacairo.eu\/web\/referendum-7-giugno-riflessione\/","title":{"rendered":"Quel no secco al referendum sul diritto al voto, riflessione a mente fredda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Il <strong>Referendum consultivo, che si \u00e8 tenuto nel Granducato di Lussemburgo il 7 giugno scorso \u2013 e per il quale ha potuto votare solo chi aveva la cittadinanza lussemburghese \u2013 \u00e8 finito con un secco no. <\/strong>Uno schiaffo a chi sperava che l\u2019integrazione del 46% dei cittadini stranieri potesse passare attraverso la partecipazione politica.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Il quesito che ci riguardava pi\u00f9\u00a0da vicino era quello sull\u2019allargamento del diritto di voto per le politiche ai cittadini stranieri. La condizione era\u00a0 risiedessero nel Paese da almeno 10 anni e che avessero gi\u00e0 votato alle comunali. Il diritto di voto era quello attivo, ovvero avremmo potuto votare per i rappresentanti dei partiti ma non essere eletti. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Specifico questa condizione perch\u00e8 molti, forse a causa della mancanza di spiegazioni dettagliate su quelle che sarebbero potute essere le modalit\u00e0 di voto, forse hanno pensato che potesse diventare Primo ministro un cittadino straniero. Invece non poteva essere cos<\/strong>\u00ec<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Qualche dato: il Lussemburgo ha permesso alle donne di votare nel 1919, l\u2019Italia solo nel 1946. Il 46% della popolazione residente ha passaporto di un altro Paese. Questo significa che 46 persone su 100 che lavorano, vivono e pagano le tasse, mandano i propri figli a scuola nel Granducato, senza essere rappresentate in Parlamento.<\/p>\n<p>Quindi,\u00a0<strong>tra quelli che sostenevano il S\u00cc<\/strong>, i pi\u00f9 avanguardisti affermavano che, attraverso questa consultazione popolare si potesse lanciare un messaggio forte all\u2019Europa: il Granducato non solo considerato come il Paese delle banche (o delle frodi) ma anche un modello democratico e di intergrazione.<\/p>\n<p>Allargare il diritto di voto agli stranieri significava anche essere uguali di fronte alla legge. Come pu\u00f2, infatti, un governo eletto solo da poco pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione residente essere considerato il rappresentante legittimo dell\u2019intera societ\u00e0 lussemburghese?<\/p>\n<p><strong>I sostenitori del NO hanno a lungo insistito sul concetto di identit\u00e0 culturale che si esprime attraverso l\u2019identificazione con i valori lussemburghesi e, soprattutto, l\u2019apprendimento della lingua nazionale.<\/strong>\u00a0Ora l\u2019identit\u00e0 nazionale \u00e8 una faccenda complessa, non la si pu\u00f2 ridurre solo alla lingua. L\u2019identit\u00e0 di ognuno di noi non \u00e8 univoca ma in divenire ed \u00e8 il risultato delle nostre convinzioni, delle nostre esperienze di quello che siamo, pensiamo e progettiamo.<\/p>\n<p><strong>Come possiamo solo essere solo italiani?<\/strong> <strong>O solo lussemburghesi\u00a0?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Specialmente come possono esserlo gli espatriati che una volta giunti in un nuovo Paese, apportano tutto il loro vissuto per \u201carricchire\u201d il loro presente e il loro futuro?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che il la lingua nazionale, ovvero il lussemburghese (codificato nel 1984, ndr) sia diventato, nel tempo, uno degli elementi essenziali (e discriminatori, a volte) di ci\u00f2 che molti considerano l\u2019identit\u00e0 nazionale ma il valore aggiunto del Lussemburgo \u00e8 proprio che \u2013 a differenza di altri paesi europei &#8211; \u00a0il trilinguismo \u00e8 un dato di fatto, che caratterizza non solo il sistema educativo ma l\u2019intera<strong> societ\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 vero che quando \u201cnoi stranieri\u201d abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di iscriverci alle liste elettorali per il voto alla comunali (2006) e alle europee abbiamo gioito di questa opportunit\u00e0. Ma \u00e8 anche vero che il tasso di iscrizione e conseguente partecipazione \u00e8 stato abbastanza basso. Come se l\u2019interesse di votare per eleggere (o essere eletti) per il sindaco e il rappresentante nazionale al Parlamento europeo non ci fosse realmente stato.\u00a0<strong>Quindi, la responsabilit\u00e0 \u00e8 di tutti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il primo ministro lussemburghese Xavier Bettel, il cui partito ha sostenuto il S\u00cc,<\/strong> durante il suo discorso di apertura del\u00a035<em>\u00b0 Festival des Migrations, Cultures et Citoyennet\u00e8<\/em><em>, <\/em>nel marzo scorso, ha ricordato che: \u201c<strong>Dare agli stranieri il diritto di voto non significa togliere diritti ad altri cittadini bens\u00ec renderli tutti uguali\u201d. Allo stesso tempo, dopo il risultato negativo della consultazione ha chiaramente affermato che la volont\u00e0 del popolo verr\u00e0 rispettata. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 78% della popolazione si \u00e8 espressa contro. <\/strong>\u00c8<strong> stato un NO chiaro e netto che ha stupito molti. Sicuramente che ha lasciato di stucco chi vive, convive e lavora insieme agli altri, senza guardare al passaporto di una persona. Senza fare distinzioni. <\/strong><\/p>\n<p>Il risultato del Referendum \u00e8 stato molto inquietante considerando la massiccia dose di NO espressi. Molteplici i fattori che hanno giocato: c\u2019\u00e8 chi dice che \u00e8 stato un voto anti-governativo; alcuni sostengono che il referendum non \u00e8 stato spiegato correttamente ai cittadini (il diritto di voto era solo passivo); altri affermano che la popolazione non riconosce pi\u00f9 i propri rappresentanti politici e sociali al potere (erano per il S\u00cc anche i sindacati, la stampa, la Camera di Commercio, le rappresentanze degli imprenditori e l\u2019associazionismo). Il NO \u00e8 stato percepito dagli stranieri come uno schiaffo in faccia, bruciante, contro la partecipazione e l\u2019impegno che molti di noi assumono nei confronti della societ\u00e0 che ci ospita. Pagare le tasse, mandare i figli a scuola, contribuire all\u2019economia nazionale, partecipare alla vita sociale, religiosa, sportiva del Paese non basta. Il risultato ha, ancora una volta, evidenziato che per integrarsi\u00a0 non basta parlare una delle tre lingue del Paese (lussemburghese, francese, tedesco). I lussemburghesi che hanno votato NO hanno ribadito che, secondo la loro opinione, la rappresentanza politica passa solo attraverso la cittadinanza. E la cittadinanza passa attraverso l\u2019apprendimento della lingua.<\/p>\n<p>Per diventare lussemburghesi \u00e8 necessario imparare la lingua nazionale: una lingua codificata nel 1984 che ha i suoi poeti e scrittori moderni e contemporanei ma non ha una metodologia di insegnamento. Non c\u2019\u00e8 una cattedra di lussemburghese in nessuna universit\u00e0 del mondo. Non \u00e8 una delle lingue riconosciute dall\u2019Unione europea. L\u2019abbandono ai corsi di lingua per adulti \u00e8 altissimo perch\u00e8 spesso non si trovano professori preparati all\u2019insegnamento. Tutti questi sono problemi che restano sul tavolo.<\/p>\n<p><strong>In conclusione:<\/strong> se la cittadinanza deve per forza passare per la nazionalit\u00e0, allora i requisiti per prenderla passano attraverso l\u2019esame di lingua. Se, invece, si introduce la cittadinanza di residenza &#8211; come da anni chiedono le piattaforme associative &#8211; estesa a tutte le persone residenti nello stesso spazio geografico vengono dati stessi diritti e si hanno stessi doveri. Per sopperire al deficit democratico e rendere i cittadini uguali meglio questa soluzione. Risiedo? S\u00ec, quindi voto, anche senza avere la nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Facilitare l\u2019accesso alla nazionalit\u00e0 lussemburghese ed estendere il diritto di suolo (Ius soli) che oggi vale solo per i figli nati da almeno uno dei due genitori in possesso della nazionalit\u00e0 lussemburghese. Queste le semplificazioni che dovrebbero essere messe in atto dal governo Bettel per avanzare sul terreno dei diritti politici dei residenti senza passaporto nazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato anche sul sito:<a href=\"http:\/\/www.controlacrisi.org\/notizia\/Altro\/2015\/6\/22\/45022-lussemburgo-quel-no-secco-al-referendum-sul-diritto-al-voto\/\" target=\"_blank\"> Controlacrisi.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Referendum consultivo, che si \u00e8 tenuto nel Granducato di Lussemburgo il 7 giugno scorso \u2013 e per il quale ha potuto votare solo chi aveva la cittadinanza lussemburghese \u2013 \u00e8 finito con un secco no. 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